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Perché ho smesso di scrivere di vino?

Tanti di voi diranno: “Eh ‘sti cazzi” e hanno ragione, perché in fondo chi sono io? Sono uno come voi ma anche qualcuno che non conoscete, insomma: uno, nessuno e centomila.

Ecco, dopo aver messo nella stessa frase Pirandello e “‘sti cazzi”, non correlandoli naturalmente, posso finalmente rispondere alla domanda che mi sono posto dando il titolo al pezzo.

Perché non scrivo più di vino? Perché non è il mio mestiere.

Sì, scrivere è un mestiere. Scrivere di vino è un mestiere specializzato.

Essendo specializzato, ma non sapendo scrivere quanto un professionista, ho deciso di smettere.

Vendo vino, da poco sono entrato in società in un’azienda di importazione negli Stati Uniti, metto tutta la mia professionalità e passione in quello che faccio quotidianamente.

Premetto anche che seguo il semplice principio: vendi vino? Non scrivere di vino.

Troppo esagerato? Forse. Riformulo meglio: vendi vino? Non scrivere dei vini che vendi.

Pochi di voi avranno storto il naso, siamo pur sempre in Italia, tutti fanno tutto e raramente la gente si sente colpevole. 

Ma poi è veramente una colpa? Non del tutto, alla fine lo scrittore ha dignità solo se ha lettori, a meno che non scriva per puro diletto e soddisfazione personale.

Questo è sicuramente uno scalino molto alto da scavalcare: la colpa del lettore.
Ma dove sono questi lettori in questo mare di scrittori? Essendo appassionato di economia ho fatto una scelta di mercato smettendo di scrivere:

Scrivere = Avere Lettori

Vendere vino = Avere Consumatori

Consumatori > Lettori

Dovrebbe invece esserci una giusta equazione fra i due dati, essendo paralleli e poche volte contingenti.
Aspetta, vi sento, qualcuno sta pensando al mondo delle markette, delle pubblicità occulte, degli influencer prezzolati… Avete ragione, ma è l’ultima volta che scrivo di vino, non voglio parlar di merda.

Un racconto di livello è quello che ti fa venir voglia di viaggiare, scoprire, studiare e perché no, acquistare ma in maniera passiva, indiretta. E’ questa la bellezza ed è questo che auspico per il futuro, ma è anche quello che sono sicuro di non saper fare con efficacia.

A me piace vendere, comunicare il vino con la finalità di venderlo. E il romanticismo dov’è?

Io vi sto parlando di lavoro, una lavoro per cui sono pagato e in cui, per grande fortuna, metto tanta passione. La stessa passione che mi permette quando torno a casa la sera di aprirmi e gustarmi una buona bottiglia, così come farebbe un impiegato, un avvocato, un disoccupato o un dottore con i miei stessi interessi.

Scrivere è un lavoro. Scrivere per divertimento è solo un divertimento.
Scrivere gratis con l’arroganza di pensar di esser bravi è una delle cosa peggiori che ci sia capitata in questo secolo. Lo dico essendoci passato, lo dico conoscendo un sacco di persone vicine che ci sono cascate e che se, perderanno tempo a leggere le mie parole, a questo punto avranno le palle abbastanza girate.

In realtà vorrei tanto snocciolare altri mille temi, ma a quel punto potevo farmi pagare per scrivere e trovare poi il modo di farmi leggere. No, troppo difficile e soprattutto non è il mio lavoro.




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