Wine tariff, Dazi USA vino

Dazi USA: cosa fare, come funzionano, come impedirli

“Enforcement of U.S. WTO Rights in Large Civil Aircraft Dispute”

Tutto parte da questo titolo. Anche chi non conosce mezza parola di inglese direbbe:
“Ma cosa c’entra il vino?”.

Anche chi parla inglese come prima lingua se lo sta chiedendo. Il braccio di ferro commerciale fra Europa e USA parte dalla battaglia fra i due colossi dell’areonautica mondiale: l’europea Airbus e l’americana Boeing. 

L’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO) ha riconosciuto il diritto per gli Stati Uniti di esigere dazi commerciali verso i paesi dell’Unione Europea per la cifra record di 7,5 miliardi di dollari. Per chi volesse approfondire le ragioni: 

https://www.ilsole24ore.com/art/caso-airbus-wto-pronta-riconoscere-dazi-usa-75-miliardi-dollari-export-ue-ACSl3zn

Chi ne farà le spese? Tutti. Ma soprattutto l’agricoltura, i suoi prodotti incluso l’artigianato di qualità e addirittura il mercato dell’arte.

Sarebbe lungo elencare tutti i prodotti inseriti ma per chi fosse interessato ecco la lista dei prodotti alimentari e degli spirits, direttamente dal sito governativo:

https://www.federalregister.gov/documents/2019/12/12/2019-26741/review-of-action-enforcement-of-us-wto-rights-in-large-civil-aircraft-dispute

Tornando al vino e ai distillati in un prima fase (quella attuale) sono stati imposti dazi del 25% su tutte le tipologie tranne i vini sopra i 14% vol. e gli spumanti. I paesi coinvolti da Ottobre scorso sono Francia, Spagna, Germania e Gran Bretagna (Italia solo per i liquori sopra i 28% vol.).

Non soddisfatti, dopo la Brexit e la probabile esclusione della Gran Bretagna dai dazi, il governo americano ha proposto di portare i tassi fino al 100% su tutti i prodotti, anche quelli precedentemente esclusi aggiungendo Italia e Portogallo alla lista.

Ecco come queste tariffe potrebbero influenzare i consumatori statunitensi più direttamente nel portafoglio. (Questi sono esempi ipotetici; i ricarichi possono variare di molto da Stato a Stato.) 

Supponiamo che un importatore paghi $ 2 a bottiglia a un’azienda vinicola in Italia. 

In media costa circa $ 2,50 a bottiglia spedire e sdoganare quel vino al magazzino dell’importatore negli Stati Uniti. Quindi il costo dell’importatore è di $ 4,50. Un importatore medio che funge anche da distributore venderebbe quella bottiglia a un ristorante o negozio al dettaglio per circa $ 9. Il ristorante vende il vino a $ 9 al bicchiere e più o meno a $ 40 alla bottiglia. In enoteca  lo vende per circa $ 14.

Supponiamo ora che quella bottiglia contenga vino francese. Con la tariffa del 25% imposta in ottobre (50 centesimi su $ 2), il vino ora costa $ 10 al bicchiere nel tuo wine bar preferito o $ 15 per una bottiglia in un negozio. Con una tariffa del 100%, uno di quei vini sarebbe a $ 13 al bicchiere e $ 21 per una bottiglia, dato che le tariffe si riverberano attraverso il sistema di distribuzione.

Ancora c’è molta incertezza, le fonti americane dicono di aspettare cosa accadrà durante questo caldo Gennaio per capire quale sarà l’impatto reale sui vini italiani. Gli spazi di trattativa sono pochi ma la speranza che i dazi non vengano attivati dal prossimo Febbraio passa anche dalle azioni dei privati cittadini , dalle associazioni di categoria, giornali e class-action.

Nel frattempo l’opinione pubblica americana si sta dando da fare attraverso il sito governativo per “commentare” la proposta di legge – c’è tempo fino al 13 Gennaio – cliccando in alto a destra su “Comment Now”.

 https://www.regulations.gov/document?D=USTR-2019-0003-2518

Anche io ho fatto la mia parte commentando sul sito governativo perchè il vino è cultura e noi importatori vogliamo esserne ambasciatori. Non fermiamo il bello, non fermiamo la gioia del vino e chi si impegna per condividerlo.




C'è 1 Commento

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  1. Niente dazi USA per i vini italiani, per ora. - #OHMYWINE

    […] Si protrae da più di un anno la battaglia commerciale che a colpi di dazi ha letteralmente messo nel panico gli importatori di vino americani, tutto l’indotto a loro connesso e i produttori agroalimentari europei. La ragione scatenante non riguarda il mondo del food&wine, bensì un disputa fra i colossi del trasporto aereo: l’Americana Boeing e il consorzio europeo Airbus (Francia, Spagna, Germania e Regno Unito). (Approfondimento). […]


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